Banana Yoshimoto e l’Ikigai

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Sguardo occidentale verso il Giappone

Il Giappone affascina noi occidentali: un mondo diverso, misterioso, lontano geograficamente ma anche e soprattutto culturalmente. Un sentire diverso che ci attrae, siamo curiosi di sapere, di capire, cercando alternative al nostro vivere frenetico e  poco consapevole che conosciamo fin troppo bene. Fa bene agli occhi, ogni tanto, guardare verso un orizzonte sconosciuto.

L’IKIGAI

Questa curiosa parola esprime un concetto della cultura giapponese che negli ultimi tempi ci interessa: lo troviamo riflesso sugli scaffali delle librerie, fra le nuove proposte editoriali. L’Ikigai è un flusso spazio- temporale che ci fa dimenticare lo spazio e il tempo in cui siamo realmente immersi: è il dedicarsi a ciò che amiamo e che sappiamo fare bene. Quello che noi occidentali chiameremmo il senso della vita. Non scontato e non facile da trovare: è necessario ricercarlo attraverso un attento ascolto di noi stessi. Non siamo più abituati ad ascoltarci, perciò andiamo a cercare in una cultura lontana un suggerimento, un’indicazione “stradale” che ci aiuti a ritrovare il nostro flusso personale.

BANANA YOSHIMOTO

Leggere Banana Yoshimoto, famosa autrice giapponese, è a mio parere un flusso molto simile a quello dell’Ikigai. Con la sua scrittura semplice e allo stesso tempo magnificamente profonda, incarna benissimo questo concetto di alienazione dal tempo presente per, un ossimoro, riuscire a vivere il proprio tempo appieno. Banana si sofferma quasi esclusivamente sui dettagli, sulle piccole cose. I suoi libri non hanno trame particolarmente originali o intriganti. E’ lo stile a fare la differenza, a renderla quello che è: una scrittrice di fama mondiale. Perché è un’autrice che si china, letteralmente, a guardare il pezzetto di verdura tagliata caduto a terra che va a sporcare una cucina disordinata e meravigliosa.

“Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. (…) E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi”

La Poesia delle piccole cose

Tanti autori si sono soffermati sulla bellezza della semplicità. Banana Yoshimoto lo fa in un flusso di coscienza conciso nel quale il lettore si perde, catturato da un ikigai che è la vita stessa.

“Sarà che ci sono persone che amano il sakè, e la sera ci si può finalmente concedere di bere, sarà che a fine giornata la gente tutt’a un tratto si rilassa, ma non riesco lo stesso a spiegarmi che cosa gli prenda. Il senso di liberazione dopo un giorno di lavoro? Il tempo caldo e abbagliante?”

Una sensazione strana che ho provato solo leggendo questa autrice: l’imbarazzo di essere di troppo, come lettrice, per l’intimità che si nasconde dietro le sue parole. Pensieri talmente personali che capita di sentirsi quasi in difetto, a spiarli. Questo è dovuto al suo immergersi totalmente nella scrittura, col suo corpo, che immagino chino e isolato, e con la sua anima. Si sofferma sulla descrizione dei pasti, su piccoli dialoghi che, posti in altri romanzi, potrebbero apparire insignificanti. Penetra profondamente l’essenza delle cose con un linguaggio essenziale, comunica il suo sguardo limpido su un mondo capace di stupire e sorprendere sempre. La vita è, nei suoi romanzi, un flusso fuori dalle sovrastrutture della società, dove importano solo i sentimenti, tutti allo stesso modo, anche i più semplici, piccoli e infantili. Banana Yoshimoto legittima i dettagli dell’anima.

Il segreto della longevità

“Hiroshi seppellì la faccia nel mio petto e pianse disperatamente. Le lacrime scorrevano sul mio pigiama e sul prato. Sembrava una cerimonia funebre. Ma anche questo, forse, non sarà inutile, pensai. Le lacrime di Hiroshi saranno assorbite dalla terra e consoleranno i morti. Sicuramente arriveranno fino al nonno”

Si dice che su un’isola del Giappone ci sia un’alta concentrazione di ultracentenari. I vecchietti confidano a coloro che si avventurano ad intervistarli che il segreto della loro longevità sia una vita sana, unita alla cura del proprio Ikigai, della propria passione, di quella particolare attività che dona senso alla vita. Non sottovalutiamo quello che amiamo, è estremamente importante perché lì fluisce la nostra energia: che si tratti di arte, di cucina, di giardinaggio, di lacrime consolatorie, o di avanzi di verdure tagliate rimasti sul pavimento.

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Insegnante e Pedagogista

Io sono una collezionista di storie. Sono cresciuta fra tazze di latte e tazze di tè, in una casa un po’ cupa che ospitava tre generazioni di donne e tanti gatti. Un giardino intricato di piante e avventure immaginate è stato il mio più grande compagno di giochi. La magia più grande: ascoltare storie narrate, inventarne a mia volta. Le più belle sono quelle dell’infanzia: il mio nome è stato tratto da una fiaba, per cui ne porto orgogliosa un’eredità che profuma di carta invecchiata. Di tutto questo ho fatto la mia storia: mi sono laureata per diventare maestra con una tesi sulla letteratura per l’infanzia, ho pubblicato tre e-book per bambini, mi sono specializzata con percorsi dedicati alla lettura e mi dedico alla sua promozione. Racconti fantastici, ma non da meno sono quelli reali: sono appassionata anche dal mistero intrinseco nella persona. Per questo i miei studi sono proseguiti dando spazio anche all'introspezione psicologica ed ho acquisito il titolo di Pedagogista Clinico. Maestra, mamma, lettrice.

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