Dietro la maschera: il lato nascosto di Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole Donne

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Pubblicato sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard per la prima volta nel 1866 sul The Flag of Our Union,1Settimanale pubblicato a Boston, nel Massachusetts, a metà del XIX secolo. Dietro la maschera ovvero il potere di una donna è un romanzo molto ben congegnato che cattura il lettore fin dalle prime pagine. I temi trattati fra le righe sono diversi, ma prima di addentrarvisi è necessario conoscere l’autrice e inquadrare il periodo in cui è vissuta e in cui è ambientata la narrazione stessa. Solo comprendendo a pieno il contesto è possibile capire e apprezzare fino in fondo la bellezza e la profondità della storia e dei personaggi creati dalla penna della scrittrice americana.

Louisa May Alcott (1832 – 1888)

Seconda di quattro sorelle, Louisa May Alcott nacque nel 1832 a Germantown, una cittadina della Pennsylvania che oggi fa parte dell’area urbana di Philadelphia. Suo padre, Amos Bronson Alcott, era un insegnante e convinto trascendentalista, mentre la madre, Abby May, era un’attivista e assistente sociale. Trascorse la maggior parte della sua infanzia a Boston e, dal momento che suo padre non riusciva a ricavare denaro a sufficienza per mantenere stabilmente la famiglia, Louisa iniziò a lavorare molto giovane come insegnante, domestica e governante in alcune famiglie della zona, trovando comunque il tempo per esercitarsi con la scrittura.

Divenne una convinta femminista, soprattutto dopo aver letto e apprezzato la Dichiarazione dei Sentimenti,2È il primo documento di carattere pubblico approvato in una convenzione sulle donne e considerato l’atto fondamentale del movimento di rivendicazione dei diritti delle donne in condizioni di uguaglianza. La struttura e l’architettura della dichiarazione era ispirata, intenzionalmente alla Dichiarazione d’Indipendenza di Thomas Jefferson. atti della Conferenza di Seneca Falls sui diritti delle donne.

Lavorò come infermiera durante la Guerra Civile tra il 1862 e il 1863, ma si ammalò gravemente di tifo e fu costretta a una lunga convalescenza.

Louisa May Alcott iniziò la produzione di alcuni romanzi usando lo pseudonimo A. M. Barnard in cui ha dipinto la figura della donna con un carattere forte, indipendente e dotato di grande immaginazione. Nel 1868 scrisse la prima parte di Piccole donne, un racconto semi-autobiografico della sua infanzia vissuta con le altre tre sorelle a Concord.

Morì nel 1888 a Boston (Massachusetts).

I racconti gotici che la Alcott ha pubblicato sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard tra il 1863 e il 1869 furono raccolti e ripubblicati da Madeleine B. Stern;3È stata una studiosa e rivenditrice di libri rari. Stern era particolarmente conosciuta per il suo lavoro con la scrittrice Louisa May Alcott, della quale scrisse la biografia pubblicata nel 1950. Nel 1945, insieme alla sua amica Leona Rostenberg ha fondato la Rostenberg & Stern Books. tra questi, figura anche Dietro la maschera ovvero il potere di una donna, che è stato ripubblicato nel 1975.

Il contesto

Ambientato in Inghilterra, Dietro la maschera ovvero il potere di una donna assomiglia al copione di una pièce teatrale costruito con ingegno, tramite il quale Alcott intende sgretolare con arguzia quella moralità vittoriana propria del suo tempo mettendo al centro della narrazione la donna, cosciente della propria autonomia, orgogliosa della propria femminilità e forte della propria determinazione.

Al di là dei cambiamenti politici ed economici, ciò che preme sottolineare per comprendere il romanzo sono i valori e le divisioni della società dell’epoca. A quel tempo la divisione in classi sociali, determinate dalla ricchezza, era piuttosto marcata. Le classi alte della società inglese avevano come valori la storia familiare, l’eredità, la linea genealogica e la continuità della famiglia. Gli appartenenti a questa classe credevano di essere nati per governare.

Vi era, inoltre, una visione paternalistica della società e la condizione delle donne era sempre meno paritaria. Erano considerate “angeli del focolare” e una coppia di sposi era considerata come una persona sola, incarnata nella persona del coniuge maschile. Il marito era responsabile della moglie e obbligato a proteggerla; in cambio, la moglie aveva il dovere di obbedire al marito.

I temi

In questo romanzo (breve, ma intenso, possiamo dirlo), Alcott affronta diversi temi, riconoscibili già dal titolo dell’opera.

Il titolo, infatti, può essere letto in una chiave pirandelliana tutta al femminile, secondo la quale l’uomo – la donna, nel nostro caso – è costretto a recitare e a indossare una maschera per farsi accettare dalla società in cui vive. Jean Muir, protagonista della narrazione, indossa la maschera della creatura mite e incantevole, un’istitutrice obbediente e capace, che finirà per ammaliare persino il più ostile della famiglia.

La necessità di indossare una maschera può essere vista come la risposta alla serie di imposizioni e aspettative che la società dell’epoca aveva nei confronti delle donne; ossia un determinato tipo di bellezza, una certa classe sociale, un preciso modo di parlare e comportarsi.

Ma neanche il sottotitolo è scelto a caso. Jean, infatti, lotta con tutta sé stessa per raggiungere i propri obiettivi. È la rivalsa della donna nei confronti di una società preclusiva, patriarcale e repressiva.

Sebbene il potere fosse visto all’epoca come qualcosa proprio del genere maschile, Alcott rovescia quel tipo di visione attraverso la convinzione che il potere sia invece qualcosa che viene da dentro, che una donna deve e può coltivare per poter raggiungere gli obiettivi prefissati. È come se, attraverso Jean Muir, Alcott voglia trasmettere alle donne il messaggio che è solo quando una donna diventa consapevole del proprio potere e delle proprie capacità che trova la chiave per la serenità e il successo.

In questa storia la donna non assume il ruolo della vittima, bensì quello dell’antieroina che utilizza tutte le proprie capacità per avere ciò che vuole ribaltando le aspettative. È una donna consapevole della propria condizione e la utilizza a suo vantaggio, indossando scientemente la maschera che rispecchia la personalità che la società si aspetta che abbia.

Molto significativa è, dunque, la connessione tra il titolo e il sottotitolo del romanzo: la maschera non è altro che l’immagine visibile agli altri, quella che rispetta i canoni imposti dalla società del tempo, mentre il potere di una donna è quello che la maschera nasconde, il potere di farsi strada agendo, recitando e, se necessario, ingannando.

Con il suo stile scorrevole e il linguaggio semplice, ma allo stesso tempo preciso, Alcott mette in scena una storia che appassiona e stupisce. Caratterizza i personaggi in un modo così lineare e realistico che alla fine si finisce per affezionarvisi. La scelta dei termini, l’assegnazione dei ruoli e la descrizione della sfera psicologica della protagonista e delle situazioni porta il lettore a immedesimarsi nella storia, gioendo o soffrendo insieme a Jean Muir e a tutti gli altri.

Tradurre Louisa May Alcott non è mai semplice. È un aggrovigliarsi di emozioni e colpi di scena che si mescolano a ideali portati avanti con fierezza in un’epoca ormai lontana, ma che spesso ci ritroviamo ad affrontare anche in quella attuale.

 

Articolo di Rosangela Amato (traduttrice di “Dietro la maschera ovvero Il potere di una donna”)

 

Per saperne di più:

Dietro la maschera ovvero Il potere di una donna

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