Giuseppe Gallato

Autore del Libro: Incantesimi nelle vie della memoria

Giuseppe Gallato è nato a Ragusa nel 1982. Laureato in Filosofia, docente, redattore e giornalista, ama liberare il suo estro creativo nella stesura di scritti di genere fantasy, sci-fi e horror. Vincitore di diversi concorsi, ha all’attivo oltre venti pubblicazioni in ambito letterario.
Master di giochi di ruolo, nel tempo libero si diletta a suonare il pianoforte e a comporre musica strumentale.
Nel 2017 riceve il Premio alla Cultura – sezione fantasy – alla XXVI edizione del Premio Sicilia “Federico II”.

Leandro Castellani

Autore del Libro: Il Pianeta TV

Leandro Castellani: nato a Fano (Pesaro e Urbino) è un noto autore-regista che opera fra TV, cinema e radio. È stato uno dei principali creatori dell’inchiesta storico-televisiva e dei programmi di testimonianze per i quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Dal Leone d’oro della Mostra del Cinema di Venezia al Premio Guglielmo Marconi, dal Premio della Critica al Festival di Monte Carlo al Prix Italia, dal Premio Chianciano della Critica Radiotelevisiva al Premio Frontino-Montefeltro e altri ancora.
È l’ideatore del Teatro Inchiesta e di numerosi altri format di programmi culturali TV.
Fra le numerose inchieste TV da lui curate e realizzate ci sono: L’enigma Oppenheimer (1965) e La bomba prima e dopo (1984).
Ha diretto – e spesso anche scritto – parecchi sceneggiati televisivi, telefilm e TV movie fra i quali Le Cinque Giornate di Milano (1970), La gatta (1979), Se non avessi l’amore (1991).
Si è cimentato, sempre con successo, in quasi tutti i generi televisivi: dal teatro reinventato per la TV (Il Fausto di Marlowe, 1977) allo spettacolo musicale (Vai col liscio, 1974); dal giallo (Sul filo della memoria, 1972) al film TV d’impegno culturale (Tommaso d’Aquino, 1975). Inoltre, ha curato la regia della quarta e quinta serie della fiction televisiva Incantesimo (2001-2002).
Per il cinema ha diretto Il coraggio di parlare (1987) e Don Bosco (1988) con Ben Gazzara, Patsy Kensit, Karl Zinny, Laurent Terzieff e Raymond Pellegrin.
Per il genere del documentario ha scritto e realizzato numerose opere, fra cui Il vento del Concilio (1993); Paolo VI sul filo dei ricordi (1997) e Giovanni Paolo II sul filo dei ricordi (1998). Nel 2004 ha realizzato un video sulle poesie di Giovanni Paolo II, Trittico romano.
Inoltre è autore di numerosi volumi di carattere storico, giornalistico, di costume, di saggi sulla comunicazione e i media, nonché di opere di narrativa.
Nel 2015 ha ricevuto il prestigioso Premio del Circolo della Stampa di Pesaro.

Fabrizio Bracconeri

Autore del Libro: Rita consiglia… Le ricette di Bracco

Fabrizio Bracconeri nasce a Roma nel 1964. Dopo aver cominciato a lavorare nell’officina meccanica dello zio, nel 1983 esordisce nel cinema con Acqua e Sapone di Carlo Verdone. L’anno dopo partecipa al film Amarsi un po’ e successivamente alla serie cinematografica de I ragazzi della 3°C (1986-1988) che lo lancia definitivamente come personaggio. Nel 1989 prende parte a Fratelli D’Italia con Christian De Sica, e nello stesso anno interpreta il cadetto Carletto Staccioli in College. Subito dopo partecipa a Saint Tropez Saint Tropez, in cui affianca Alba Parietti, e in seguito ad Attenti a noi due, con Nino D’Angelo. Dopo alcuni anni, entra a far parte del cast di Forum e, dopo una pausa in cui si dedica al teatro, torna di nuovo a Forum, dove affianca Rita dalla Chiesa insieme a Marco Senise.

Pierluigi Dadrim Peruffo

Autore del Libro: Il Virus Benefico

Pierluigi Dadrim Peruffo è nato a Vicenza nel 1979. Dopo avere conseguito una laurea in Filosofia e un master in Counseling filosofico ha iniziato a lavorare in diversi ambiti del sociale, occupandosi prevalentemente dell’educazione dei giovani e del benessere relazionale e interiore della persona.
Dal 2008 condivide riflessioni, domande e risposte su questi temi attraverso il suo sito web:

http://www.dadrim.org
https://www.facebook.com/dadrim
https://twitter.com/Dadrimtweet
https://www.youtube.com/Dadrimblog

Thomas Leoncini

Autore del Libro: Lontano dal mondo

Thomas Leoncini è nato il 31 maggio del 1985. È scrittore e giornalista ed è stato spesso considerato come uno degli scrittori e, soprattutto, poeti parolieri più promettenti del palcoscenico artistico italiano. Dello stesso Autore i libri: Fai volare la tua anima (edizioni Sovera, 2006) e Ritratti di vita (Eman Multimedial, 2007). Thomas Leoncini affianca ogni anno lo staff di Ornella Muti come autore dei testi di calendari, con importanti tematiche sociali. I progetti per cui Thomas Leoncini ha lavorato, hanno venduto oltre 160.000 copie in Italia.

Sito ufficiale

Luca Marcello

Autore del Libro: Luce nell’oscurità

Nato nel 1985, Luca Marcello, nonostante la provenienza da una famiglia composta per lo più da insegnanti, finisce per interrompere gli studi, dedicandosi alle sue passioni da autodidatta.

Scrivere è l’unica cosa che sente di voler fare veramente. Inizia a buttare giù le prime pagine di “Luce nell’Oscurità”, il suo romanzo breve, che aveva appena 25 anni: solo 5 anni dopo, a causa di varie vicissitudini, il libro arriva a una conclusione.

Nel frattempo viene pubblicato in una raccolta di poesie insieme ad altri autori: Tracce, edizioni Pagine.

Al momento, affianca al lavoro per una delle maggiori aziende di logistica il suo amore per la scrittura, nella speranza di poter raggiungere più persone possibile, perché comunicare è incontrare e viceversa, e ricongiungerci gli uni agli altri è, per quel che lui ne pensa, la cosa migliore che ci possa succedere.

Paolo Manetti

Autore del Libro: I Taccuini di Ulisse

Paolo Manetti è nato e vive a Firenze. Ha pubblicato: La spola umana, Pisa, Biblioteca dell’Ussero, 1973; Vitam Imprendere Amori di G. Apollinaire, Biblioteca dell’Ussero, 1974; Sul metodo della Metamorfosi, Firenze, Vallecchi, 1975 (Premio Il Ceppo Proposte); Il Pomeriggio d’un fauno di S. Mallarmé, Torino, Einaudi, 1976; Storia di Oleron, Firenze, Vallecchi, 1978; Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno di W. Blake, Vallecchi, 1979 (Premio Casentino 1979 per l’inedito “Teoria della materia”); Disegni o della ragione minima, Vallecchi, 1980; Mallarmè in Italia e altri scritti, Vallecchi, 1984; I luoghi delle parole. Scritti sulla ragione poetica, Vallecchi, 1986; Lettera efesia, Firenze, Passigli, 1994 (Premio di poesia Contini-Bonacossi 1996); Autunno del Minotauro, Firenze, Passigli 2003; Lunario di molte vite, Lanciano, Carabba 2005. Con Caravaggio Editore ha pubblicato, nel 2009, I Taccuini di Ulisse. Aforismi e altri scritti.

LE PAROLE DELLA CRITICA:

La parola di Manetti si è venuta ritagliando, nei decenni, una couche decisamente appartata all’interno del molteplice fluire della lingua poetica novecentesca; del quale essa costituisce tuttavia una sorta di non esibito ma deciso controcanto. Proprio questa qualità di contrappunto, mentre in qualche misura la preserva dal confondersi nella koiné linguistica e immaginativa del nostro tempo (e in ciò è da scontare, forse, anche una riservatezza, persino una scontrosità e un gusto per la solitudine appartata che le derivano dalla disposizione esistenziale dell’auctor), ne fa al tempo stesso il sismografo acutissimo di quella sorta di tragico interdetto su cui si è fondata la sensibilità – e, direi, la marca distintiva – del moderno e che la contemporaneità ha vanamente e in tutti i modi cercato di annullare o superare. Quel vizio d’origine, quello scollamento irriducibile tra l’aspirazione a un destino maggiore riservato all’uomo e la coscienza della sua completa marginalità hanno continuato ad agire anche quando si è creduto di poterli occultare tra le pieghe di una tensione sublime verso l’oltranza, o – all’opposto – riducendo drasticamente il campo visuale a quanto di immediatamente tangibile fosse concesso alle capacità percettive e cognitive dell’uomo. In entrambi i casi – e nelle molteplici stazioni intermedie – il persistere anche solo di una increspatura del percorso, il senso della contraddittorietà, la percezione – magari oscura – del continuo allontanarsi dell’oggetto della tensione (o del suo improvviso sfaldarsi quando pareva lì, a portata di mano), tutto ciò rivela a chiare lettere come nella poesia della contemporaneità resti ben saldo un dubbio originario, il quale anzi ha finito per essere la marca costante e cometa scaturigine continua del suo stesso farsi e del suo stesso costruirsi come movimento. Così dell’auspicio con cui Montale chiudeva la dura ricognizione del mondo e del destino umano al termine degli Ossi di Seppia («cangiare in inno l’elegia; rifarsi; non mancar più») solo una parte avrebbe conosciuto consistenti tentativi di attuazione, quella relativa al superamento dell’autocompianto regressivo; mentre l’inno – il canto pieno di gioiosa aderenza – era destinato a rimanere completamente al di fuori dall’orizzonte e dai registri operativi della lingua novecentesca.
Manetti si inserisce da subito nell’agone poetico restando ben distante da quell’auspicio montaliano; in lui la prospettiva dell’inno è immediatamente cancellata dalla consapevolezza che o la parola poetica è in grado di costruire in sé un’alternativa sublime alla negatività del mondo, quello che resta altro non è che la minuta registrazione dell’insensato procedere delle cose, di una dura essenza materiale all’interno della quale il destino umano non ha vera funzione o specificità che lo differenzi da quello di ogni altra creatura – animale e vegetale o fossile che sia – di elemento in certo modo meccanico all’interno della catena divorante stabilitasi da sempre e per sempre tra essere e divenire. Storia di Oleron (1978) e Teoria della Materia (1980), i testi del suo esordio separati e insieme uniti dall’intermezzo più raccolto e apparentemente casuale di Disegni o della ragione minima (1980), sperimentano queste uniche possibilità. E lo fanno con scelte linguistiche e marcature stilistiche fortemente differenziate: alla nettezza di contorni del secondo, che mette in scena con apparente asettica distanza la consistenza puramente materia del mondo, eliminato ogni alone, spento ogni riverbero di qualsiasi divinità che non sia la pura necessità, si contrappone in un certo modo la ricchezza metaforica e la sperimentazione stilistico-immaginativa del primo. E su questo punto conviene forse soffermarci un poco per notare come anche a tale livello Manetti intrecci i propri percorsi con quelli a lui contemporanei, ma quasi con una tensione eversiva, da controcanto appunto. In Storia di Oleron, allora, può anche agire una qualche suggestione della messa in crisi del linguaggio e delle sue strutture operata in quegli anni dalla neoavanguardia e dalla teoremi della linguistica strutturale; ma, al tendenziale asemantismo e al clima da «morte della poesia» impliciti in quelle, egli contrappone la tensione verso una semanticità assoluta, di natura decisamente simbolica, che affonda le proprie origini e trova le proprie ragioni piuttosto nell’azzardo mallarmeano che non nella linea del piccolo cabotaggio realistico rivendicata da Sanguineti e da lui formalizzata – tra l’altro – nella sua Poesia italiana del novecento. Ma non è da pensare che, con ciò, il poeta fiorentino si costruisca una couche, una sorta di zona franca protetta dalle insorgenze e dalle minacce del mondo, in cui dare libero corso al proprio sogno mitopoetico di un io ancora «faunesco» in grado di assumere e riunificare nel diapason amplissimo della propria sensività i sensi riposti della natura e la frammentazione dell’essere. In realtà la stessa oltranza sperimentale di quel primo libro lascia intravedere la presenza di increspature, del dubbio – magari ancora inconsapevole – della difficile perseguibilità di quel sogno accarezzato. Non diversamente si potrebbero comprendere i testi immediatamente successivi, cui sopra facevo riferimento, nei quali la parola, abbandonata ogni mira delle altezze assolute, si appresta a mettere in scena e dare voce alla materia nella sua dura e inerte consistenza e ai molteplici e insensati frammenti dell’esistere. Quello cui Manetti di appresta, qui, a dare forma è una sorta di assoluto realismo del pensiero che interpreta il senso delle cose e della vita senza interporre alcun filtro, senza cedere ad altra lusinga che non sia quella del momentaneo calore di un affetto, dell’intenerimento per la caducità della diverse manifestazioni dell’esistere immerse nella freddezza meccanica di un cadere non direzionato: quasi un moderno De rerum natura, più frammentato e intermittente di quello lucreziano e con una capacità di stupore che solo a tratti tocca la corda dell’incondizionata ammirazione, e più spesso – invece – quella ben ardua e disperata del desolato sconcerto. […]

Giancarlo Quiriconi
docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea
Università “G. d’Annunzio” Chieti
Tratto dalla Prefazione della raccolta poetica
Autunno del Minotauro di Paolo Manetti.

Diletta Nespeca

Autrice del Libro: Il Precipizio

L’autrice è nata il 25/04/1968 ad Ascoli Piceno, dove attualmente vive, lavora e opera come scrittrice, recensionista e opinionista.
Appassionata di antiche civiltà, ha all’attivo circa dieci opere tre delle quali edite. Nel 2009 consegue il primo premio ex aequo per narrativa adolescenziale al concorso letterario “Arcilettore”, con il fantasy storico Alfheim – il regno perduto.
Nel 2010 Gorokh, la seconda opera edita di genere fantasy storico, vince il riconoscimento “Nastro d’Argento per letterato XXI  secolo” al concorso letterario “Nel silenzio… Il mio creativo”, indetto dall’Accademia Petrarca. Nel 2014 pubblica il noir Il precipizio.
Recensisce giovani autori esordienti e emergenti mentre, come opinionista, collabora con Blog Taormina.
Saltuariamente scrive presentazioni di giovani autori e articoli per riviste medico scientifiche.
Recente pubblicazione della raccolta ironica di massime dei pazienti diabetici “Tipo 1… Tipo 2… Terzo tipo” – Incontro con il diabete questo sconosciuto – donato al progetto di prevenzione della “Scuola di Diabete.

http://dilettanespeca.wordpress.com/

Matteo Pacini

Autore del libro: Dipendenza da cibo

Dott. Matteo Pacini – Medico Chirurgo

Specialista in Psichiatria – Università di Pisa
Istituto di Scienze del Comportamento G.De Lisio
Ricerca e Formazione in Psichiatria, Pisa
Associazione Europea per il Trattamento della Dipendenza da Oppiacei – Presidente per L’Italia
Azienda Policlinico Umberto I
Centro di Riferimento Alcologico del Lazio – consulente

Il Dr. Pacini svolge dal 1998 attività clinica e di ricerca nell’ambito della tossicodipendenza, con particolare riguardo alla dipendenza da eroina e cocaina, e alla doppia diagnosi psichiatrica, come membro del Pisa-Sia (Study and Intervention on Addictions) Group dell’Università di Pisa coordinato dal Prof. I.Maremmani.
Ha svolto inoltre attività clinica presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa, all’interno del Servizio di emergenza e urgenza psichiatrica e del reparto di degenza. E’ membro fondatore e docente dell’Istituto di Scienze del Comportamento G.De Lisio, con sede a Carrara, che si occupa di ricerca e didattica psichiatrica.
Dal 2001 al 2005 è membro del consiglio direttivo della Società Italiana per le Tossicodipendenze (SITD). E’ membro del comitato di redazione della rivista “Aggiornamenti in Psichiatria”, supplemento a Heroin Addiction and Related Clinica Problems.
Ha vinto due premi di ricerca con le presentazioni scritte riguardanti, rispettivamente, l’allungamento del tratto QT negli eroinomani trattati con metadone (primo autore, IV Conferenza Nazionale sul Metadone e altre Terapie Sostitutive, Pietrasanta 2001); e i risultati del follow-up a 8 anni di eroinomani in mantenimento metadonico con doppia diagnosi (co-autore, premio SOPSI 2002).
Con la Caravaggio Editore ha pubblicato il libro “Dipendenza da cibo”.

Sito Web: http://www.psichiatriaedipendenze.it/

Daniele Bortolato

Autore del libro: Le sette oscure chiavi di Isidus.

Daniele Bortolato è un giovane autore di soli 22 anni.
Nasce a Mirano (VE) e si diploma all’Istituto Alberghiero di Castelfranco Veneto; frequenta, per due anni, la facoltà di Economia di Padova e, attualmente, è un receptionist di giorno e uno scrittore di notte.
Il suo amore più profondo è rivolto all’esperienza del “viaggio” in senso lato (esperienze oniriche comprese), dal quale trae continuamente ispirazione.
Scrivere è sempre stato il suo sogno. Le sette oscure chiavi di Isidus è il suo primo libro.

http://bortolatodaniele.wordpress.com/

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