Autore:
Daniele D'Alberto
Collana: Coacervo
Pagine: 69
Trama : Elevazione morale e spirituale di
luminare e guru, ma status di “scribacchino”. Laddove conciliare questi due
concetti sembra alquanto improbabile si fa avanti una voce, un libro, come
brillante opera di coscienziosa denuncia ad una Realtà scombussolata ed ormai
inumanamente dipendente da sentimenti che nulla più hanno in comune con quelli
che dovrebbero essere invece i valori senza tempo. Lo scribacchino realizza una
personalizzazione che sottilmente raggiunge tutti i campi dell’interesse
moderno: amore, lavoro, famiglia, successo, ambiente, cultura, ecc., e la
struttura su termini umani, e non solo, che interagiscono costantemente come
flashback in storie che, seppur scollegate per filone contenutistico, sembrano
ricongiungersi tutte sotto il tetto comune del rimpianto. Inoltre che la
conclusione del segmento narrativo si protenda verso la speranza di un
cambiamento o meno, ogni aspetto sembra ricondurre a quell’immagine che lo
scribacchino ci propone di se stesso nel capitolo finale: un uomo che scruta
dalla propria finestra un mondo a cui sente di non appartenere, affibbiando alla
finestra il significato tanto di evasione quanto di carcere del suo status da
“emarginato”. È proprio nel capitolo conclusivo che la narrazione perde infine
la sua connotazione, facendosi più simile ad un appello. Quasi fosse un dannato,
e richiamando sadicamente scenari utopici che stimolano il lettore alla
costruzione di un’immagine dello scribacchino perdente in partenza, egli
rafforza, per l’effetto del contrario, tutte le contraddizioni del contesto in
cui si ritrova ormai a vivere.
Prodotto inserito in catalogo venerdì 21 dicembre, 2007.